Iniziavo a fantasticare la mattina appena sveglia e smettevo la sera perchè mi addormentavo; e, ai tempi delle superiori, cercavo di scrivere racconti. Gli ultimi scritti risalgono ad alcuni mesi fa e ancora non sono giunti a conclusione dato che ho l'ambizione di scrivere ben più di un racconto, ma prima di riprendere ho avuto una pausa lunga 10 anni: gli ultimi racconti finiti risalgono al '96-'97. Quell'anno mi fu naturale scrivere: era la mia valvola di sfogo. Rileggendoli ora mi rendo conto che erano davvero il mio solo modo di affrontare le emozioni che mi attanagliavano e una realtà soffocante e dolorosa. Non mi sento pronta a divulgare tali scritti, ma voglio iniziare a postare qualcosa e da oggi ci sarà un nuovo tag nel mio blog: scrivendo. Ora preparatevi alla lettura e ...non siate troppo crudeli nel commentare perchè questo lo scrissi 12 anni fa

Il sole di mezzogiorno era talmente forte che anche il cielo, abbagliante, illuminava ogni cosa senza tralasciare nemmeno l'ombra più piccola e distruggeva tutto ciò che intralciava il suo passaggio fino al suolo: l'erba aveva perso il suo bel verde, gli alberi prosciugavano il terreno della poca acqua rimasta e le pietre avevano alcune crepe in più. La vegetazione sfioriva precocemente e quei pochi animali rimasti erano insetti che, noiosi, ronzavano qua e là e un povero cagnolino che da ore stava sdraiato con la testa fra le zampe in attesa che il suo migliore amico tornasse a prenderlo. Pareva incurante del calore del sole e di quello emanato dall'asfalto.
Talvolta, su quella strada di campagna, transitava un'auto, un trattore o una bicicletta ed ogni volta lui si alzava e, scodinzolando, fissava speranzoso il passante. Inevitabilmente tornava a sdraiarsi posando ancora il capo tra le zampe e con una frattura in più nel cuore. Il suo migliore amico l'aveva lasciato. Non sarebbe più tornato a prenderlo e lo sapeva anche lui, ma non poteva accettarlo: il suo cuore ferito gli suggeriva di aspettare ancora un pò; pochi minuti. Pochi minuti d'illusione. Pochi minuti di desiderio d'amore. Pochi minuti così lunghi da divenire ore.
Talvolta, su quella strada di campagna, transitava un'auto, un trattore o una bicicletta ed ogni volta lui si alzava e, scodinzolando, fissava speranzoso il passante. Inevitabilmente tornava a sdraiarsi posando ancora il capo tra le zampe e con una frattura in più nel cuore. Il suo migliore amico l'aveva lasciato. Non sarebbe più tornato a prenderlo e lo sapeva anche lui, ma non poteva accettarlo: il suo cuore ferito gli suggeriva di aspettare ancora un pò; pochi minuti. Pochi minuti d'illusione. Pochi minuti di desiderio d'amore. Pochi minuti così lunghi da divenire ore.

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